Villa Solis – L’altopiano delle Serre: un progetto per abitare il tempo

 
 

Introduzione
 
Il luogo si è rivelato lentamente, attraverso l’esperienza dei sensi e il contatto diretto con la natura. Camminando tra l’erba alta e i profumi della terra, nell’aria del mattino e nella luce dorata del tramonto, il paesaggio ha mostrato la propria essenza. In ogni stagione, con il sole cocente o sotto la pioggia, ciò che emerge è una dimensione silenziosa, dove il fruscio del vento e la luce tra i rami rivelano la sacralità nascosta della collina. Raggiungere l’altopiano diventa così un gesto rituale, una lenta ascensione verso uno spazio che si apre come un tempio invisibile, pronto ad accogliere.
 
Questo pianoro, alto e libero, in relazione profonda con il cielo e la valle sottostante, presenta una morfologia che richiama la sensibilità architettonica delle civiltà antiche. L’orientamento, la forma, l’esposizione al sole: tutto sembra predisposto per accogliere un’architettura capace di dialogare con il cosmo, con il tempo, con la spiritualità dell’uomo. Una dimensione in cui l’abitare è anche atto rituale e contemplativo. In questo paesaggio senza tempo, il progetto prende forma come attualizzazione di una sensibilità antica, in cui ogni elemento architettonico mantiene viva l’armonia con il paesaggio e il senso del sacro. In un’epoca che ci distanzia dal ritmo naturale delle cose, ritrovare la meraviglia di un cielo stellato, l’attesa dell’alba, il tramonto dell’equinozio, significa ricostruire un legame profondo con la vita.
 
Territorio
 
Il progetto si inserisce nel paesaggio dell’entroterra siciliano, in contrada Serre, a Ciminna: un altopiano che domina un sistema collinare di grande bellezza. La morfologia è dolce ma articolata, segnata da colline argillose, rilievi gessosi e cavità naturali, in un territorio carsico ricco di elementi geologici e naturalistici. Dall’altura, lo sguardo abbraccia la valle del fiume San Leonardo, Rocca Busambra e, nelle giornate limpide, un piccolo scorcio del mare del golfo di Termini Imerese.
Il paesaggio è punteggiato da querce autoctone, macchia mediterranea e coltivazioni tradizionali come frumento, ulivi, mandorli e distese di disa. L’alternarsi delle stagioni disegna atmosfere contrastanti: estati luminose e asciutte, inverni intimi e silenziosi, con la nebbia che avvolge le pieghe del terreno. In questo contesto fortemente identitario, il progetto nasce da un ascolto attento della natura e delle sue forme, proponendo un’architettura in dialogo profondo con l’ambiente.
 
Il progetto architettonico
 
L’atto di insediarsi: appartenenza alla morfologia e ritualità solare
Costruire in un paesaggio come quello dell’altopiano delle Serre richiede consapevolezza e responsabilità. L’insediamento della villa nasce da un’accurata lettura del terreno, delle sue relazioni visive e ambientali: il progetto si ancora sul crinale nord dell’altopiano, seguendo la morfologia naturale del terreno e lasciando intatto il grande pianoro superiore: uno spazio aperto, contemplativo, che conserva la sua integrità visiva e simbolica. La casa, così posizionata, diventa margine e soglia. Una presenza che accompagna la forma del paesaggio.
L’orientamento est-ovest, scelto con rigore, ricalca la traiettoria del sole, accogliendo l’alba e il tramonto secondo un ritmo antico, legato ai solstizi e agli equinozi. Questo orientamento rituale apre la casa al tempo, alla luce che cambia, e stabilisce un dialogo costante con il cielo.
Nel suo radicarsi, l’architettura sembra emergere dalla terra, in attesa di essere scoperta. Il progetto assume così una dimensione quasi archeologica: una forma ritrovata tra la pietra, la vegetazione e le ombre. Un’architettura che nasce per adesione, un gesto di rispetto, lento e misurato, nei confronti della natura e della memoria del luogo.

 
Atmosfere e relazione tra gli spazi: l’ingresso, l’asse delle acque e la villa
 
L’ingresso.
 
Dopo aver lasciato l’auto al margine della collina, sotto un pergolato leggero che filtra la luce, si prosegue a piedi lungo un sentiero che si intreccia tra le querce e la vegetazione spontanea. Il suolo è vivo, irregolare, i passi si fanno più lenti, il respiro si accorda al ritmo della terra, e lentamente la vegetazione si dirada lasciando spazio a un patio silenzioso. Qui si trova l’ingresso: uno spazio essenziale, tracciato con la quieta geometria di muri bassi, come se emergessero naturalmente dal terreno. Al centro, incassato nella pavimentazione, un focolare: un cerchio di pietra scavato che accoglie il fuoco, la cui accensione rappresenta il primo atto umano d’insediamento, un gesto archetipico, simbolo di protezione, soglia, inizio. Segna il passaggio tra il mondo esterno e quello dell’abitare.
Da questo patio si aprono due sentieri. A est, una scala lenta segue la pendenza della collina verso l’abitazione. A sud, sotto l’ombra di due alberi, un’altra scala accompagna a un piccolo accesso quasi invisibile, che si apre nella terra: conduce a uno spazio ipogeo, che attende in ascolto, come una grotta che accoglie storie ancestrali. È qui che l’asse delle acque giunge a compimento: un percorso simbolico e sensoriale che, dalla profondità, connette elementi naturali, architettura e ritualità. Un asse orientato est–ovest, parallelo alla villa, che comprende tre momenti d’acqua: una vasca calda a est dedicata al sorgere del sole, una piscina centrale metafora della vita terrena e, infine, lo spazio ipogeo circolare metafora del cosmo e del rapporto dell’uomo con il tutto.
 
L’asse delle acque.
 
L’asse delle acque è composto tra tre luoghi d’acqua disposti lungo l’asse est-ovest e legati dal fluire dell’acqua stessa: la vasca orientale, la piscina, e l’ipogeo.
La piccola vasca orientale, intima e raccolta, è caratterizzata da una porzione che accoglie due lettini, offrendo uno spazio per la contemplazione silenziosa dell’alba.
Alle spalle, due setti incastonati nella roccia formano un incavo da cui l’acqua inizia a scorre lungo tutto l’asse. I colori dell’alba sulla vallata sottostante, il suono e il luccichio dell’acqua, il vapore della vasca calda e la frescura mattutina costruiscono un’esperienza multisensoriale che coincide con il risveglio della natura.
 
A seguire si trova la piscina centrale, concettualmente collegata alla vasca orientale attraverso un piccolo ninfeo. Su l’asse si trovano sedute con cuscini protette da un telo in juta che filtra la luce, generando un ombra rarefatta. Difronte le sedute è posizionato un braciere per le stagioni più fresche e mentre la grande piscina rettangolare, in travertino romano tagliato al verso, è pensata per accogliere gli ospiti della villa durante le torride giornate delle estati siciliane. A ovest, i due setti alti diventano quinta scenica del tramonto. Tra di essi un uno zampillo d’acqua diventa dorato al calar del sole. In occasione degli equinozi, l’acqua si tinge di rosso e poi d’oro, trasformando la materia in luce.
 
L’accesso all’ipogeo avviene attraverso un varco d’ombra. Un ingresso ribassato, alto 160 cm, obbliga chi entra a inchinarsi, quale atto indotto di rispetto, con la volontà di indurre il visitatore ad interrogarsi sul dove si stia entrando, quale sia il significato di questo luogo altro, un luogo sacro.
La soglia è segnata da uno specchio d’acqua, un ostacolo liquido che impone una scelta: attraversarlo scalzi quale gesto di purificazione, oppure attivare con consapevolezza un meccanismo a contrappeso, azionato da due massi, che permette di svuotare la vasca. Nella penombra di questo spazio si è accolti da un raggio di luce polveroso e vibrante, generato da un piccolo foro il alto. La pioggia e la brina del mattino, condensata nel piatto di ottone sopra il foro, danno vita a uno stillicidio, enigmatico suono d’acqua, ritmato dalla caduta delle gocce che sembrano sussurrare il significato spirituale del luogo in cui si sta per entrare.
Superata la soglia, un ambulacro decentrato conduce allo spazio principale, dove l’unica assialità geometrica riconoscibile è quella del movimento del sole, est e ovest.
Uno spazio circolare, radicato nel terreno, è costituito da una vasca centrale che può essere inondata all’occorrenza. Al suo centro, un braciere metallico contiene il fuoco. Sul perimetro, sedute incastonate nella parete, formano un anello che raccoglie e custodisce la presenza umana.
Questo spazio simboleggia l’axis mundi, attorno al quale ruota l’universo. Assume una dimensione simbolica: funziona come centro sacro, un “ombelico del mondo” che collega i diversi livelli della realtà; la verticalità dell’asse unisce alto e basso, luce e oscurità, umano e divino; il Centro del cerchio è lo spazio ordinatore, dove il caos diventa cosmo.
 
Lo specchio d’acqua che occupa il centro dello spazio consente al cielo e alle stelle di riflettersi in esso generando un immagine duale rappresentazione della filosofia ermetica di Ermete Trismegisto: “Quod est superius est sicut quod est inferius, et quod est inferius est sicut quod est superius, ad perpetranda miracula rei unius.” (“Ciò che è in alto è come ciò che è in basso, e ciò che è in basso è come ciò che è in alto, per compiere i miracoli della cosa unica.”). Tutto l’universo è un riflesso di sé stesso: il microcosmo (uomo, terra) è specchio del macrocosmo (cielo, divino). Rappresentazione del parallelismo fra i diversi livelli della realtà: ciò che avviene “sopra” (spirituale, divino, celeste) ha un riflesso “sotto” (materiale, terreno, corporeo) e viceversa.
 
L’apertura circolare nel tetto, di circa otto metri di diametro, diventa il punto di contatto tra cielo e architettura: lascia entrare la pioggia, la luce, il vento, trasformando lo spazio secondo le stagioni e le ore del giorno. Durante la notte il grande foro diventa sipario per l’eterno movimento delle costellazioni e la ciclica danza della luna, che con le sue fasi animerà lo spettacolo.

In inverno, la vasca può essere riempita con acqua calda: il vapore si solleva e si mescola al fuoco del braciere sospeso, generando un’atmosfera densa e suggestiva. Tale scenario ricorda il mito della caverna di Platone che conduce l’uomo a confrontarsi con la propria realtà apparente che non è la realtà vera: solo attraverso la filosofia, l’educazione e la fatica interiore si può uscire dall’illusione e vedere il mondo delle idee, illuminato dall’Idea del Bene. Il fuoco del braciere posto al centro della vasca proietta le ombre, di chi si trova nell’ambulacro circolare, sulle pareti perimetrali. Solo immergendosi nel tepore contemplativo della vasca d’acqua le ombre scompariranno.
 
Sempre in asse, una camera secondaria, fondata sulla geometria del rettangolo aureo, si affaccia sullo spazio ipogeo: è lo spazio dedicato all’uomo e al suo percorso interiore. In esso si trova una scanalatura al centro della parete a est che consente l’accesso dell’acqua nell’ipogeo. Alle due estremità di tale scanalatura si trova rispettivamente in basso una piccola vasca di raccolta dell’acqua con al centro una nicchia scavata nel muro e in alto il foro da cui entra la luce e l’acqua stessa. Questi due elementi di ombra e luce sono metafora della katábasis, immersione nel profondo, (rappresentazione simbolica d’ombra, materia, inconscio, morte), e dell’anábasis, emersione nella luce, (rappresentazione simbolica di spirito, coscienza, vita rinnovata).
All’interno della camera ci si può stendere in due letti in legno massello atti ad accogliere il riposo e la meditazione come gesto sacro.
 
Durante gli equinozi e solstizi, il sole diviene protagonista. L’intera geometria del ipogeo è pensata per celebrarlo al tramonto di questi giorni speciali. I raggi attraversano la porta del sole, costituita da due grandi monoliti, e deviandosi attraverso due specchi di ottone percorreranno in pochi minuti la parete di fondo della camera aurea per terminare esattamente all’interno della lama d’acqua tingendola d’oro e colorando la stanza con i suoi riverberi. Tale fenomeno luminoso simboleggia il compimento della anábasis.
 
L’ipogeo è uno spazio che vive nella molteplicità delle sue atmosfere: nella pioggia che amplifica i suoni, nella nebbia che diluisce i contorni, nella luce che disegna il tempo sulle superfici, nel silenzio delle notti senza luna.
 

La villa.
 
Il corpo principale dell’abitazione si rivela lentamente, come un’apparizione discreta tra le querce e la roccia di gesso. Dopo aver attraversato il patio d’ingresso, il percorso continua in trincea, generando una compressione spaziale; una scala consente poi di salire di quota e riconquistare il paesaggio.
 
Di fronte si presenta il prospetto ovest della villa, segnato da un taglio verticale che permette l’accesso al patio d’ingresso: uno spazio totalmente aperto, in cui la macchia mediterranea apre la prospettiva verso l’altopiano e verso una vetrata in ombra, arretrata rispetto alla mensola di copertura.
Il patio, pavimentato in pietra e punteggiato da vasi con diverse specie vegetali, introduce a un ingresso ampio, dotato di guardaroba e collegamento diretto al piano seminterrato.
 
L’abitazione è organizzata in tre aree principali.
La zona giorno comprende un ampio living con cucina, uno spazio abitativo che si sviluppa in equilibrio tra luce e penombra, caratterizzato da una forte permeabilità visiva e spaziale sia verso nord che verso sud. Il living è dominato da un camino centrale che separa l’area del grande divano da quella del pranzo e si apre su una vasta terrazza panoramica.
La cucina è disegnata attorno a un’isola a “C” che accoglie gli ospiti dal lato del soggiorno e diventa un generoso piano di lavoro e contenimento sul lato del patio sud. L’infisso scorrevole scompare completamente all’interno della parete, permettendo un’apertura totale verso l’esterno. Questo patio, generato dal dislivello del pendio roccioso, è ampio e rivestito di gesso naturale, immerso nella vegetazione mediterranea: uno spazio ideale per cene conviviali attorno a un grande tavolo, anche in presenza di vento.
 
Le stanze, disposte a sinistra e a destra del living, si articolano in sequenze intime. Corridoi in penombra, illuminati da lucernari circolari che catturano frammenti di cielo, le collegano e fungono da gallerie per opere d’arte.
A sinistra si trovano due studioli, uno aperto verso ovest e l’altro verso nord, e una sala TV indipendente, per evitare la sua presenza nel soggiorno. Le aperture incorniciano porzioni di paesaggio come quadri viventi: una valle lontana, il profilo di un crinale, campi coltivati a grano. Ogni ambiente è pensato per offrire uno scorcio, un suono, un profumo.
 
La parte destra della villa è dedicata alla zona notte: tre camere per gli ospiti, tutte con bagno privato dotato di lucernari sopra la doccia che aprono lo sguardo verso il cielo, e terrazze affacciate a nord.
La camera padronale, più ampia, gode di una doppia esposizione verso nord, per incorniciare la suggestiva vista dei paesi di Ciminna e Ventimiglia, verso est per godere della vista della vallata dalla vasca da bagno e dalla doccia. La terrazza esterna, concepita come il ponte di una nave, è uno spazio pensato per sdraiarsi, godere del calore di un braciere e contemplare il paesaggio da una posizione privilegiata.
 
Il piano seminterrato è accessibile da ovest, attraverso un ingresso carrabile in ombra e distante dal volume principale della casa. Un tunnel interrato conduce al parcheggio. In questa zona si trovano anche i locali tecnici per gli impianti e il sistema di accumulo dell’acqua.
Una parte del seminterrato, direttamente collegata al piano superiore, è destinata agli usi domestici: uno spazio servito da una scala illuminata dall’alto, da cui si accede all’ascensore, poi un deposito e una palestra con bagno turco e sauna, strettamente connessa all’esterno tramite una vetrata.
 
Materiali e tecniche costruttive sostenibili
 
L’architettura della villa nasce da un’alleanza profonda con materiali locali e naturali, capaci di raccontare la geologia e la memoria del territorio: pietra, terra, calce, legno. La struttura principale è in calcestruzzo armato, mentre le tamponature sono realizzate con laterizi ad alta efficienza termica.
Gli intonaci in calce restituiscono una tonalità calda, simile a quello del paesaggio estivo. La loro finitura materica e opaca dialoga con la luce diffusa degli interni, assorbendola più che rifletterla, contribuendo a regolare l’umidità interna e a restituire una qualità tattile e visiva delle superfici.
I pavimenti sono in travertino noce al verso, mentre gli arredi — tutti su misura — rivelano la loro autenticità attraverso nodi e venature restituendo una atmosfera accogliente all’ambiente. Le tecniche costruttive impiegate sono frutto di un dialogo tra sapere artigianale e innovazione. Le maestranze coinvolte provengono dal territorio e portano con sé un sapere tacito, affiancato da tecnologie a basso impatto: pannelli fotovoltaici e raccolta e riutilizzo delle acque piovane.
 
Conclusione
 
Questo progetto nasce da un’attenta osservazione del luogo e dal desiderio di instaurare con esso un rapporto di rispetto e sintonia. Ogni scelta architettonica è il risultato di un ascolto paziente e profondo: dei cicli naturali, della luce, del vento, della conformazione del terreno. L’architettura non si impone, ma affiora — come un frammento generato dal paesaggio — in un equilibrio continuo tra costruito e naturale, tra intimità e condivisione.
 
Abitare questa villa significa aderire al ritmo lento della natura, lasciarsi guidare dal corso del sole e riscoprire il valore di ogni gesto quotidiano. È un invito a rallentare, a ritrovare la propria misura, a vivere in sintonia con l’ambiente, in un dialogo costante tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.