Progetto di recupero portinerie Villa Valguarnera – Bagheria
Villa Valguarnera è una delle più emblematiche dimore storiche di Bagheria, parte del circuito di ville nobiliari che tra il XVII e il XVIII secolo definirono un paesaggio culturale e architettonico unico nel panorama siciliano.
Inserita su un’altura che domina i golfi di Palermo Termini Imerese, Villa Valguarnera è un esempio raffinato di barocco siciliano che si apre alla città e al mare, con una composizione che integra architettura, giardino e territorio.
Nel 1712, Anna Gravina principessa di Gravina e Valguarnera diede incarico al Padre domenicano Tomaso Maria Napoli, architetto, diletto discepolo di Carlo Fontana.
La pianta curvilinea e il prospetto monumentale fanno di Villa Valguarnera un’opera d’arte totale, dove la visione nobiliare del tempo si manifesta nella teatralità degli spazi, nella simbologia dei percorsi e nella ricerca dell’armonia con il contesto.
L’architetto Napoli fece ampio ricorso all’utilizzo del rapporto aureo, proporzione divina, per garantire alla complessa geometria della villa proporzioni euritmiche, concetto di armoniosa e dinamica disposizione degli elementi. Armonia che si coglie a colpo d’occhio, con ogni elemento disposte in modo vivace e emozionante.
Esempi raffinati del l’utilizzo della sezione aurea, oltre alle geometrie dell’intero complesso, sono il disegno dei trentasei archi del portico ellittico del cortile, la composizione della facciata, fin anche lo schema delle mattonelle, disposte a scacchiera sulla terrazza che guarda al mare.
Il monumento fu successivamente rinnovato secondo i canoni del nascente neoclassicismo e arricchito di significati complessi ed esoterici da Marianna Valguarnera e Branciforte, nipote di Anna Gravina, e da suo marito Pietro Valguarnera e Gravina. I principi di Valguarnera, ispirati dal progetto culturale e politico del conte Francesco Algarotti – veneziano, massone ed eclettico di raffinata cultura – accolsero e protessero numerosi illustri esponenti del pensiero illuminista, spesso perseguitati dall’Inquisizione.
Villa Valguarnera si fa portatrice del significato più autentico dell’Illuminismo: l’intento è quello di creare un’Arcadia in cui la conoscenza, l’amore e la fratellanza tra gli uomini siano i fondamenti su cui edificare l’Utopia. La Casa, concepita come un’Encyclopédie di pietra, con i suoi dipinti a fare da pagine illustrate, racconta la summa delle scienze del Settecento: dall’alchimia all’astrologia, dall’esoterismo alla navigazione e alla geografia, fino alla matematica, alla filosofia e alla botanica.
All’interno di questo raffinato sistema architettonico, carico di significato, le portinerie, situate di fianco al portale d’ingresso monumentale, non rappresentano soltanto elementi funzionali di controllo e passaggio, ma diventano vere e proprie architetture di soglia, capaci di introdurre il visitatore all’universo simbolico della villa. Questi spazi minori, seppur marginali in scala, svolgono un ruolo cruciale nel definire l’atmosfera dell’accoglienza e nell’anticipare l’esperienza dello spazio interno.
Il progetto si inserisce in questo contesto, costruendo un dialogo sensibile e capace di un approccio coerente ma contemporaneo con una delle icone del barocco siciliano.
Le portinerie di Villa Valguarnera si trovano in prossimità dell’ingresso principale, lungo il viale di accesso che introduce alla villa. La loro collocazione, simmetrica rispetto al percorso, definisce sin da subito una relazione visiva e simbolica con il complesso architettonico principale, accompagnando il visitatore nel passaggio tra spazio pubblico e spazio privato, tra quotidiano e straordinario. Tuttavia, delle due portinerie originarie, solo quella situata a sinistra è oggetto dell’intervento.
Dal punto di vista architettonico, il volume originariamente concepito come spazio di guardiania e servizio si presenta oggi in avanzato stato di degrado: rimangono intatti i muri perimetrali, realizzati in pietra locale intonacata, che conservano ancora la leggibilità dell’impianto originario mentre si è persa completamente la copertura lasciando l’interno esposto alle intemperie e accelerando i processi di degrado. Questa analisi mette in luce la duplice natura dell’intervento: da un lato la necessità urgente di consolidamento e recupero materico, dall’altro l’occasione di restituire senso e funzione a uno spazio che, pur ridotto a rudere, continua a raccontare l’ingresso a un mondo straordinario.
Il progetto ha l’intento di restituire dignità ed anima all’ingresso della Villa, interpretando l’intervento con linguaggio contemporaneo ma profondamente radicato nella memoria del luogo, in armonia tra materia e luce nel silenzioso dialogo tra architettura e natura, tra ombra e acqua. Questo spazio ha una forte connotazione simbolica, oltre che pratica, accogliere gli ospiti e predisporli, quasi ritualisticamente, a varcare la soglia orientando lo sguardo e predisponendo lo spirito all’ascolto del luogo.
Lo spazio principale è concepito come un’esperienza sensoriale avvolgente, in cui suoni, materiali e luce accompagnano il visitatore in una sospensione temporale. Lungo tutto il perimetro, si distendono sedute basse in travertino noce al verso, arricchite da cuscini che richiamano la dimensione raccolta e conviviale delle aule tradizionali del mondo arabo. Il gesto è semplice ma potente: invita alla sosta, al dialogo, a una percezione lenta dello spazio. Le pareti, trattate a calce naturale, restituiscono un senso di matericità viva e radicata, rafforzando l’adesione del progetto a principi di equilibrio ambientale e sostenibilità consapevole.
Due importanti spazialità si aprono come estensioni dello spazio interno, amplificandone le qualità. Il primo è un patio, a nord-est, posto ad una quota più alta e la cui separazione è risolta con un infisso scorrevole a scomparsa e una musciarabia in legno che, come un velo, modula la luce e disegna geometrie d’ombra in continuo mutamento. Il patio, lastricato in pietra, è abitato da grandi vasi in terracotta, giare e frammenti lapidei raccolti dalla villa stessa: elementi sospesi tra rovina e memoria, che trasformano questo spazio in una sorta di giardino arcaico, carico di suggestione.
Sul lato opposto, un spazio dominato da una vasca d’acqua silenziosa, posta al di sotto di una grande apertura orizzontale che consente alla luce zenitale di entrare con naturalezza. Qui l’acqua non è solo materia, ma voce sottile e presenza viva: scorre da una parete attraversata da un taglio verticale continuo, un elemento architettonico che caratterizza il prospetto sul viale. All’interno di questo taglio, un prisma a base triangolare, al calar del sole, cattura la luce naturale e la scompone nei colori dell’arcobaleno, proiettandoli sulla superficie fluida dell’acqua. Il risultato è un riflesso in perpetua trasformazione, che anima lo spazio con un gioco cangiante di acqua, luce e colore, un esperienza onirica, dove il tempo si dilata e la percezione si affina.
Intorno a questo nucleo poetico si articola il percorso del visitatore: un movimento circolare che si articola tramite due aperture sul prospetto sud pensati come ingresso e uscita. Gli spazi di servizio sono risolti in modo discreto e funzionale, non disturbando in alcun modo l’esperienza sensoriale dello spazio principale.
Il progetto per la portineria di Villa Valguarnera non si limita a recuperare e riqualificare un volume architettonico marginale, ma riscrive con delicatezza il primo gesto d’ingresso alla villa, trasformandolo in un’esperienza immersiva. In questo senso, il progetto contribuisce a valorizzare non solo il bene storico, ma l’intera narrazione della villa, restituendo continuità tra passato e presente. La portineria può così divenire anche un piccolo spazio culturale, un luogo per l’attesa, l’incontro, l’introduzione alle visite guidate della villa, o per accogliere eventi intimi, raccolti, in dialogo con la sua atmosfera rarefatta. L’intervento si offre, quindi, come un frammento di memoria ritrovato che torna a vivere come preludio poetico alla villa.