Museo di archeologia marittima

Per una città costiera il mare rappresenta una ricchezza dal punto di vista naturalistico ed un’opportunità a livello economico; il luogo privilegiato verso cui rappresentare se stessa ed in relazione al quale fissare la propria identità e sviluppo. Tante città nel mondo, hanno già vissuto un rapido e sostenibile sviluppo, convertendo le zone portuali sottoutilizzate e degradate in luoghi urbani vitali.

Termini Imerese non può che seguire i numerosi esempi di riorganizzazione ed uso compatibile delle aree portuali per arricchire la propria economia territoriale, oggi ancor più necessario a causa della crisi dello stabilimento Fiat e di tutto il suo indotto.

La città, ormai in piena fase post-industriale, ha la necessità di avviare una nuova fase di sviluppo economico ed urbano, legato alle peculiarità del suo territorio, riproponendosi come importante centro turistico, produttivo e commerciale. Un fondamentale rinnovamento che comunque non precluderebbe la possibilità di un futuro ritorno di importanti aziende industriali.

Termini sino ad oggi non è stata in grado di intercettare i flussi turistici dell’isola, nonostante la sua felice posizione geografica ed alcune proprie peculiarità paesaggistiche, termali, archeologiche e museali, a causa della univoca e consolidata immagine di città industriale; un immaginario collettivo parziale e ingeneroso verso le ricchezze del nostro territorio che porta, col passare del tempo, ad una grave perdita d’identità e di orgoglio da parte della collettività.

Il litorale tirrenico è una realtà di notevole interesse per le attività di turismo legato alla nautica da diporto, incentrato soprattutto sui collegamenti con le Isole Eolie, e in generale sulla possibilità di mantenere barche lungo tutto il ciclo annuale; la posizione strategico-baricentrica del porto di Termini è ideale anca per raggiungere le maggiori città siciliane e l’attrattivo entroterra delle Madonie e dei Nebrodi.

Partendo dai dati e dalle analisi del “Piano Regolatore Portuale”, che focalizza l’attenzione sulla fondamentale ed innegabile funzione che il porto ha di volano per l’economia della città e del suo territorio, è necessario un progetto unitario che miri ad un rilancio economico, sociale e ambientale, non solo di esso ma di tutta la città.

Occorre, quindi, perseguire due obbiettivi principali:

– conferire un carattere di continuità e di identità del lungomare con l’intera città;

– promuovere uno sviluppo economico, valorizzando sia le potenzialità attrattive del porto in ambito turistico-culturale e ricreativo-balneare, sia l’importanza strategica che ha come porto commerciale e diportistico in relazione a tutta la Sicilia occidentale.

Per quanto delineato, l’integrazione città-porto dovrà costituire il tema fondamentale degli interventi strategici dei prossimi anni, definendo un polo di servizi turistici, culturali, ricreativi, commerciali e sociali, messi in rete nel contesto città-territorio delle Madonie seguendo le linee guida del PIST.

Attraverso un’interlocuzione con l’Autorità Portuale di Palermo e Termini Imerese al fine di valutare una pianificazione integrativa, il progetto prevede una proposta di attualizzazione del “Piano Regolatore Portuale di Termini Imerese” al contesto odierno, che possa risolvere al meglio la polifunzionalità del porto e ricostituire il rapporto tra la città e il proprio mare, partendo dai dati e dalle analisi dello stesso PRP integrandole con le prospettive di sviluppo odierne, e che focalizzi l’attenzione sulla fondamentale ed innegabile funzione che il porto ha di volano per l’economia della città e del suo territorio.

Partendo, quindi, da un’attenta analisi critica del P.R.P., si è redatto un progetto di pianificazione integrativa che mira ad un rilancio economico, sociale e ambientale, non solo delle aree proprie del porto, ma di tutta la città.

La pianificazione parte dalla considerazione che tutto l’intervento debba avere un’immagine formale unitaria e coerente, la cui realizzazione possa prodursi per fasi e in tempi successivi. Il progetto appoggiandosi alle arterie “storiche”,  fondate sul collegamento monte/mare e sui nuovi punti di sbocco della strada statale 113 e della scorrimento veloce della zona industriale, crea un’interconnessione con le aree limitrofe. La riqualificazione del nuovo lungomare si sviluppa attorno al concetto di promenade, coniugando l’attività di percorrenza con quella di sosta, diventando uno spazio prevalentemente pedonale. Gli spazi commerciali si configurano con estrema flessibilità e la loro ubicazione contribuisce ad intensificare la relazione dei vari spazi pubblici di progetto.

La principale scelta strategica per la rivalutazione del bacino portuale ed il rilancio dell’economia urbana è rappresentata dal potenziamento del porto turistico rispetto le previsioni del PRP. Il progetto assegna al porto turistico l’importante ruolo di rigeneratore urbano attraverso il semplice ribaltamento dei pontili a pettine, previsti all’interno del bacino acqueo già destinato dal PRP vigente al porto turistico e a ridosso del molo di sopraflutto, che consentirebbe di attestare direttamente tali pontili sulla banchina S.Veniero, in diretto rapporto con la zona balneare e di avviare una riqualificazione delle aree degradate retrostanti la banchina stessa.

Architettonicamente i volumi annessi al porto turistico si configurano come un lungo edificio-piazza che ospita tutte le attività e i servizi connessi ad una marina: circoli nautici, negozi di abbigliamento e di attrezzatura nautica, alloggi, bar e ristoranti, parcheggi, etc.

Infine si ritiene di fondamentale importanza, a completamento dell’intero waterfront, il progetto di un edificio rappresentativo volto ad ospitare un museo di archeologia marittima di rilevanza regionale e dell’intero bacino mediterraneo come centro studi, ricerca e restauro, che rappresenterebbe, associato al Museo di Himera, la principale attrattiva turistica e didattica del territorio termitano.

Esso rappresenta un fattore di rigenerazione urbana puntiforme il cui scopo è quello di innescare l’interesse degli investitori privati, un vero e proprio volano rigenerativo delle aree circostanti, prendendo esempio dal caso emblematico del Museo Guggenheim di Bilbao che è riuscito in pochi anni dalla sua realizzazione a cambiare le sorti dell’intera città dopo la crisi dell’industria metallurgica degli anni ‘80.